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Archvi dell'anno: 2019

WordPress – ottimizzazione di wp-config.php

L’installazione di WordPress, il CMS più popolare e diffuso al momento, può essere effettuata manualmente oppure attraverso appositi script nell’area di gestione dell’hosting, il più popolare dei quali è Scriptacolous.

Per quanto riguarda la prima modalità, è possibile ed opportuno effettuare alcune modifiche al file wp-config.php che si trova nella cartella principale del pacchetto e contiene i parametri di base dell’installazione, a partire dai dati relativi al database.

Modificando questo file prima di caricarlo online ed avviare l’installazione, è possibile impostare tale parametri, alcuni dei quali richiederebbero procedure complesse per essere modificati in un momento successivo.

Vediamo quali sono le ottimizzazioni consigliate:

1) Prefisso delle tabelle

In un’installazione standard, le tabelle create nel database hanno come prefisso wp_ (a meno che lo script di installazione messo a disposizione dal fornitore di hosting sia impostato in modo tale da creare un prefisso diverso ad ogni installazione).
L’utilizzo del prefisso standard è considerato rischioso poiché l’hacker che dovesse cercare di accedere al server partirebbe da una base nota.
Va detto che questo elemento non è di certo quello più rilevante, nel senso che di solito i pirati informatici sfruttano altri tipi di debolezze per conquistare l’accesso alla piattaforma; trattandosi però di un intervento che non costa alcuna fatica, tanto vale metterlo in pratica.
Il prefisso delle tabella può contenere solo lettere, numeri e l’underscore; una lunghezza di 8/10 caratteri è più che adeguata.

Nel file wp-config.php avremo dunque qualcosa di simile:

$table_prefix = 'wp_jnh_2019';

Rammentiamo che l’uso di prefissi di tabella differenziati è requisito indispensabile per utilizzare 1 database per 2 o più installazioni di WordPress, pratica non consigliata ma accettabile in caso di siti non molto esigenti in termini di risorse.

Notiamo inoltre che è possibile modificare il prefisso delle tabelle successivamente all’installazione del pacchetto, tramite alcuni plugin di firewall e sicurezza del sito.
Si tratta però di operazioni non prive di rischi, onde per cui qualora si proceda in tale modo è necessario disporre di un backup aggiornato del database.

A proposito di siti WordPress e hacker, leggi questi articoli: https://lnx.instantwebsites.it/iwblog/?p=1851 e https://lnx.instantwebsites.it/iwblog/?p=1876

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Introduzione a flexbox

Introduzione a flexbox

La proprietà flexbox, introdotta con CSS3, costituisce uno strumento molto interessante per gestire lo spazio all’interno di un contenitore anche quando non si conoscano a priori le dimensioni dei box in esso contenuti.

L’aspetto più interessante che differenzia questa soluzione tecnica da quelle alternative (l’uso della proprietà float e della dichiarazione display: table-cell) è che tramite flexbox è possibile riordinare i box cambiandone la disposizione.

Per esaminare ad un primo livello di approfondimento flexbox, procederemo con una serie di esempi.

Inseriamo nella pagina un contenitore largo 450px con (inizialmente) tre box larghi 150px ciascuno, identificati dai numeri 1, 2 e 3 al loro interno.
Al contenitore è stata assegnata la classe .wrapper ed ai tre box al suo interno le classi: .primo, .secondo e .terzo.

Nel primo esempio, così come in quelli che seguono, il contenitore .wrapper ha tra le sue proprietà css la dichiarazione: display: flex; ed i box in esso contenuti assumono il comportamento di default, vale a dire si dispongono uno di fianco all’altro.

E’ possibile cambiare questa disposizione tramite la proprietà flex-direction che assume questi possibili valori: row (default), column, row-reverse e column-reverse.
Nel secondo esempio è stata usata la dichiarazione flex-direction: row-reverse; e nel terzo esempio la dichiarazione flex-direction: column-reverse; facendo sì che i box si dispongano rispettivamente su una riga partendo dall’ultimo e su una colonna, sempre partendo dall’ultimo.

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